Il tempo di dare il meglio: una riflessione su giovani e oratori nella festa di San Giovanni Bosco

Sì, ora il meglio di noi. Anche se misuriamo comprensibili stanchezze e palesi disorientamenti. Anche se siamo un poco tentati di “accontentarci” degli spazi celebrativi che, mentre sono centro, anzi culmine, sono anche fonte e dunque in qualche modo devono tendere alla vita.

Serviranno ancora coraggio e intelligenza: il primo farà da motore, la seconda da navigatore. Il ritorno, seppur parziale e si spera non provvisorio, degli adolescenti a scuola è in queste ore salutato da (quasi) tutti come un nuovo inizio, una piccola, semplice rivincita del corpo espulso. Ed è come se si riaprissero fronti di battaglia sterilizzati e si potesse tornare a “fare la conta”, quella vera: a chiedersi con il beneficio del tutto tondo dov’è chi mancacome mai non c’èche cosa abbiamo da direche possiamo fare.

Il meglio di noi starà nel progettare ancora, guardando ai prossimi mesi e facendo tesoro della lezione imparata a caro prezzo la scorsa estate in cui il lavoro di rete, il dibattito tra conservazione e progressismo (anche dentro la Chiesa), la fatica di ritrovare coraggio ci hanno plasmati e… rimessi in viaggio. Per scrivere un progetto servono 5 secondi: ce lo fornirebbe anche impaginato e a colori qualsiasi motore di ricerca. Ma progettare, tener vivo, riallacciare disponibilità, pregare insieme e ritrovare il desiderio… beh questo è più difficile, ma anche più vero. Ed è forse la traduzione contemporanea della “cosa di cuore” che don Bosco riferiva all’educare. Sì, possiamo avere a cuore innanzitutto progettando, guardando avanti, non difendendoci dalla vita.

Il meglio di noi sarà fare più Oratorio e farlo meglio, inventandoci nuove alleanze, cogliendo le occasioni, investendo risorse. Senza l’ansia dei numeri pieni, ma con il cuore e l’intelligenza fissi sulle persone, a cominciare dalle più fragili ed esposte. Con la coscienza di avere qualcosa di grande da dire e da condividere: non una scatola vuota, ma esperienze di qualità, tempi di ascolto, parole e gesti veri. Con chi vorrà e, potenzialmente, per tutti.

Il meglio di noi sarà innanzitutto ritrovarsi tra adulti, genitori ed educatori, per rinsaldare quello che ogni comunità dovrebbe essere: una rete di pensiero credente sulla vita, un tessuto che sa accogliere, connettere e sostenere. Non basterà certo un incontro, magari on line; ne serviranno diversi e servirà soprattutto la consuetudine del parlarsi, del cercare insieme parole e gesti di profezia per l’oggi. A metà dell’800 don Bosco si è inventato un cortile, un’aula, una giostra. Poi ha acquistato un tornio e delle macchine da cucire… insomma si è attrezzato, vendendo nella vita dei giovanissimi torinesi non un fastidio, ma la vita dei figli di Dio. Perché non sfidarci oggi a ripercorrere lo stesso cammino? Forse scopriremo che l’Oratorio non è solo un luogo fisico, ma è innanzitutto un metodo e che quelle mura, quegli arredi, quei cortili possono anche cambiare, perché resta fedele la passione. E sarà sempre cortile dei sogni. E potrà essere il meglio di noi.

don Paolo Arienti
incaricato Pastorale Giovanile